L’Amarone della Valpolicella conquista gli intellettuali americani

amaL’Amarone della Valpolicella conquista gli intellettuali e figura come “special guest” in molti best-sellers.  La love story con gli scrittori americani comincia con Hemingway e arriva a Franzen. Ad “Anteprima Amarone” nel Palazzo della Gran Guardia di Verona sabato 26 e domenica 27 gennaio 2013, in degustazione presso i produttori anche la loro migliore annata del decennio. Che l’Amarone della Valpolicella facesse parlare di sé a livello planetario ormai è cosa nota. Meno noto è il fatto che sia assurto al ruolo di “special guest” in molti best-sellers. Un vino dunque conosciuto, ed evidentemente apprezzato, dagli intellettuali di grido. Non c’è nulla di cui stupirsi, dato che uno dei primi estimatori fu Ernest Hemingway che ne fece conoscenza alla locanda Cipriani di Venezia e lo volle citare in uno dei suoi romanzi più celebri: “Addio alle armi”. Dichiarazioni d’amore anche per il fratello minore Valpolicella in “Di là dal fiume e tra gli alberi”, definito affettuosamente “secco, rosso e cordiale come la casa di un fratello con cui si va d’accordo”.cons La love story tra l’Amarone e i grandi scrittori americani prosegue fino ai giorni nostri. Nel suo ultimo romanzo “Libertà” (Einaudi, 2012), Jonathan Franzen, considerato tra i venti autori più importanti del XX secolo, sceglie l’Amarone per la cena di rancori e tensioni che riunisce le famiglie dei protagonisti Walter e Patty in un ristorante chic di Soho. Il connazionale Jay McInerney, scrittore americano consacrato alla fama dal romanzo “Le mille luci di New York”, nel recente “I piaceri della cantina” (Bompiani, 2012) nel suo giro del mondo attraverso i vini più pregiati e chi li produce tesse grandi elogi dell’Amarone della Valpolicella, ritenuto giustamente un vino di rango superiore. In precedenza, in “Io e Bacco. Le mie avventure in una cantina di vini” (Bompiani), aveva definito il Valpolicella: “Un vino che andrebbe aperto solo alla presenza di Dio e dei formaggi puzzolenti.”

Accostamento audace… ma non quanto quello magnificato da Hannibal Lecter, protagonista inquietante del thriller “Il silenzio degli innocenti” di Thomas Harris. «Una volta un addetto al censimento cercò di quantificarmi. Mi mangiai il fegato con contorno di fave e una bottiglia importante di Amarone», racconta Hannibal The Cannibal.
Ma il “big Amarone” della stesura originale, evidentemente ritenuto da intenditori e “di nicchia”, nel celebre film di Jonathan Demme del 1991 viene sostituito da un altro vino.
Da allora l’Amarone ha fatto molta strada, è diventato un fenomeno di gusto e di costume (come attestano le citazioni letterarie di cui sopra) e il suo nome si è trasformato di per sé in un brand di successo, per cui “basta la parola”. Vino certamente da meditazione, ma sempre più protagonista in tavola nelle occasioni particolari. Lo testimonia l’indagine condotta da Veronafiere sui visitatori esteri di Vinitaly da cui emerge che i 2/3 dei consumatori ritengono l’Amarone un vino da abbinare a momenti speciali, magari nella cornice di un ristorante.

Anche di questo si parlerà nell’edizione del decennale di Anteprima Amarone, il 26 e 27 gennaio nel Palazzo della Gran Guardia di Verona dove, oltre alla presentazione dell’annata 2009, in via eccezionale i produttori avranno la possibilità di mettere in degustazione quella che ritengono la loro migliore annata di Amarone dell’ultimo decennio. Perché, come diceva il regista Federico Fellini (anch’egli un simbolo dell’italianità nel mondo): “Un buon vino è come un buon film: dura un istante e ti lascia in bocca un sapore di gloria.”

Anteprima Amarone si svolge con il patrocinio dell’OIV, l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, della Regione Veneto, della Camera di Commercio di Verona e della Banca Popolare di Verona.

Ingresso a pagamento su invito, da richiedere a info@consorziovalpolicella.it

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